ESSAYS WRITES ON 'UNA GIORNATA ORDINARIA' GALLERIA DEL CORTILE SHOW 2010

 


TESTO DI MARCO DELOGU PER ESPOSIZIONE DI ROMA

 

 

C'è una strana circolarità nel mondo, creazione di piccoli cortocircuiti, di micromondi e microstorie. Questa piccola storia vi appartiene.

Mi appassionai di fotografia sul finire degli anni'70, mi appassionai al reportage,Josef Koudelka e Don Mccullin, e alla fotografia americana: Lee Friedlander, William Eggleston, e Art Kane.

Nel 1984 aprii a Trastevere il mio studio, da dove scrivo adesso, e dopo poche settimane, complice la rivista Vogue Italia, vi ospitai Art Kane che realizzò fotografie di moda. Io conoscevo le sue foto a colori, ma la sua foto "Harlem 1958" che ritraeva Gerry Mulligan, Dizzie Gillespie, Thelonious Monk e moltissimi altri grandi jazzisti mi era sconosciuta; tramite un amico la conobbi anni dopo. Pochi giorni fa John Pepper mi mandò alcune sue fotografie, di cui molte fatte a Trastevere (primo cortocircuito). La sua fotografia "Una Giornata Ordinaria" mi riportò subito alla mente Art Kane e quei pochi giorni passati insieme e, molti anni dopo, la scoperta della sua foto dei jazzisti a Harlem. Non so perché, ma forse esiste un'aria comune tra quartieri di diverse grandi città, l'aria di una forte identità, del vivere fuori, l'aria del "borderline" con l'orribile pittoresco, ma esistono fotografi che non hanno paura e sanno affrontare la banalità e i luoghi comuni: Art ha fatto una foto che resterà nella storia del jazz e nella storia della fotografia, John racconta la sua Trastevere, in “Una Giornata Ordinaria” piccolo film di una sola inquadratura che ognuno può comporre a modo suo: il ragazzo con il casco è appena tornato o sta ripartendo, e cosa farà l’uomo sulla sedia a rotelle? E le donne come proseguiranno la giornata? John ci lascia liberi di pensare a mille svolgimenti, ma anche sicuri che quella “ordinarietà” la ritroveremo sempre, qualche attore cambierà, ma la scena, rassicurante, costituirà sempre un film di una sola inquadratura, e noi continueremo a ipotizzare svolgimenti. Per John Pepper, la struttura di quella scena è  fatta di incontri e incroci, di persone che compongono da anni la sua quotidianità e che lui sente il bisogno di fotografare: sente il bisogno di far vedere la normalità e di far entrare una piccola storia nella grande storia.

Marco Delogu, marzo 2011

 


 

ANTONINA MULAS ESSAYS FOR 'SAINS PAPIER' TODI, ITALY 2012

 

Si parla, nella fotografia, di tempo. L'immagine fissata nel tempo. Si parla di bianco e nero e di colore, di digitale e di pellicola, di realtà e di "punctum", di documento e di arte. Se un fotografo è artista o non lo è. Chi si sente qualcuno, modestamente, si autodefinisce artigiano, chi non si sente niente prova a scattare alla rinfusa sperando nel caso e chi almanacca sequenze concettuali sparate su situazioni stravaganti, molte volte prive di interesse.
Sulla fotografia si è detto di tutto, ormai. Ci sono i Maestri consacrati, scuole di pensiero, speranze. Ma chi si apre a ricevere la visione, dentro di sé, se ha amato e ingoiato i Maestri, qualcosa di nuovo lo dirà. La passione vince se è sostenuta dalla cultura.
Guardando una fotografia di John Pepper, il gruppo di famiglia e amici davanti alla porta di casa, rivedo l'immagine di Paul Strand nel libro realizzato con Zavattini Un paese del 1955. La stessa situazione: i personaggi davanti alla porta di casa, in esterno. Qui il tempo non è solo nello scatto dell'obbiettivo, otto e un sessantesimo, ma nella trasformazione delle persone, nel rito del farsi vedere. Sono cambiate la foggia delle scarpe e dei pantaloni, il casco, la sedia tecnologica a rotelle del ragazzo infortunato, la collana della ragazzina. Sono allegri, dialogano con il fotografo. Hanno oggetti costosi,che potrebbero appartenere a classi sociali elevate, mentre si intuisce che la loro condizione invece è modesta. Nella fotografia di Strand non c'era dubbio sulla loro cultura di contadini. Scrutavano l'obbiettivo con serietà, non si era ancora nel mondo dell'immagine. Immobili guardavano il fotografo. Oggi l'immagine è consumo, non provoca timidezza. Tutti possono avere una macchina fotografica, un casco da motocicletta e le scarpe Nike. La gente è nutrita, è cresciuta in altezza. Nella foto di John la scena è in movimento, i personaggi interagiscono fra di loro con naturalezza e  il fotografo fa parte del gioco.
John Pepper usa la pellicola in bianco e nero e la sapienza della stampa. Queste immagini provengono della scuola classica della fotografia.
John era un ragazzino quando è stato ospite a Milano nella mia casa, in piazza Castello, sopra lo studio che era di Ugo. Mi piacerebbe credere che il fascino della camera oscura di allora lo abbia influenzato, chissà, ma credo che il lavoro di Ugo abbia avuto parte nella sua scelta da adulto.
Il rèportage di John in Italia è filtrato dalla memoria di tanti grandi della fotografia: Diana Arbus, Cartier Bresson, Robert Frank, il primo Richard Avedon, William Klein, per citarne alcuni.
Ha percorso un'Italia nella strada, nei sotterranei dove i giovani si ritrovano, nei volti drammatici e allegri, nel teatro della vita. (E'molto bella l'immagine della festa religiosa dove la composizione perfetta, compatta, fra gli angeli stralunati i portatori del carro che si ammassano davanti alle luminarie che fanno da sfondo).
Vive e lavora a Palermo, apparente antitesi di New York. È americano nel guardare il popolo italiano ma italiano nel raccogliere lo spirito vitale e l'umanità della gente. La scelta di vivere in un paese come la Sicilia, pieno di contraddizioni e di valori arcaici, lo porterà sicuramente a scrivere la storia del cambiamento di un'epoca. Poi, al di là del fare arte, ciò che avrà raccolto sarà suo, farà parte della sua vita e si ritornerà a ridefinire il tempo, lo spazio e la condizione umana in evoluzione.
 

Antonia Mulas, Todi, May 5, 2012

 

TEXT IN ENGLISH

 


 

MY FAVORITE QUOTES ON PHOTOGRAPHY (SELECTION)

 

FAVORITE QUOTES

 

“The conception must be seen and felt on the camera ground-glass complete in every detail; all values, textures, exact dimensions must be considered once for all, for with the shutter’s release the isolated image becomes unalterably fixed. Developing the negative and making the final print, completes the original conception. This is the procedure in straight, real, photography.” 

Edward Weston, 1934

 

 “The photographer creates, evolves a better, more selective, more acute seeing eye by looking ever more sharply at what is going on in the world. Like every other means of expression, photography, if it is to be utterly honest and direct, should be related to the life of the times - -the pulse of today. The photograph may be presented as finely and artistically as you will; but to merit serious consideration, must be directly connected with the world we live in. 

Berenice Abbott 1951

 

“…innocence of eye has a quality of its own. It means to see as a child sees, with frankness and acknowledgement of the wonder; it also means to see as an adult sees who has gone full circle and once again sees as a child - -with freshness and an even deeper sense of wonder.”

Minor White, 1952

 

Thinking should be done beforehand and afterwards - -never while actually taking the photograph. Success depends on the extent of one’s general culture, on one’s sets of values, on one’s clarity of mind and vivacity. The thing to be feared most is the artificial contrived, the contrary to life.”

Henri Cartier Bresson 1962

 

 

A great photograph is a full expression of what one feels about what is being photographed in the deepest sense, and is, thereby a ture expression of what one feels about life in its entirety.

Ansel Adams, 1944

 

 

 

“The picture story involves a joint operation of the brain, the eye and the heart. Sometimes a single event can be so rich in itself…that it is necessary to move all around it in your solution for the problem it poses... Sometimes you light upon the picture in seconds; it might also require hours or days. But there is no standard plan, no pattern from which to work. You must be on alert with the brain, the eye, the heart; and have a suppleness of body...At the same time it’s essential to avoid shooting like a machine-ginner and burdening yourself with useless recordings which clutter your memory and spoil the exactness exactness of the reportage as a whole.”

_______________________________________________________________

The photographer creates, evolves a better, more selective, more acute seeing eye by looking ever more sharply at what is going on in the world. Like every other means of expression, photography, if it is to be utterly honest and direct, should be related to the life of the times - -the pulse of today. The photograph may be presented as finely and artistically as you will; but to merit serious consideration, must be directly connected with the world we live in. 

 

 


 

 

 Print  Email